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L’uvetta è opzionale

La nebbia alle tristi pianure piovigginando cala, e ti si appiccica addosso; e così, tra un colpo di tosse e l’altro, e il riscaldamento in macchina che non si regola bene, vai a capire perché, lasciandoti in balia di momenti di sudore tropicale alternati ad un improvviso congelamento dei piedi, così, insomma, cerchi senza grandi entusiasmi di portarti a casa. Non fosse che la strada è intasata dalla solita coda del lunedì sera, maledetto lavoro e stramaledetti centri commerciali. L’autoradio sputazza news incazzose e musiche stronze, ma per fortuna son quasi le sei e comincia Caterpillar.
Hai fame. Ma non è nemmeno fame. E’ più… voglia di qualcosa di caldo, e dolce, qualcosa che intiepidisca le dita, che ammorbidisca la giornata e conforti la coscienza. Perché il lunedì non è mai facile, nemmeno per Superman.
E quindi… e quindi, mentre serpeggi verso casa, pensi che potresti
essere sul divano a coccolare la tua cagnetta (inserire gatto/a al posto di cagnetta, se necessario)
sfogliare un libro
fare una telefonata, a lui
il tutto, sorseggiando una tazza di infuso alla liquirizia
e piluccando, grazie al cielo l’hai fatto ieri, un pezzettone di pane dolce alla zucca

pandolce

Ingredienti:

200 gr di zucca lessata o al vapore
250 ml di acqua
500 gr di farina (manitoba! manitoba!)
1 panetto di lievito di birra
100 gr di zucchero
50 ml di olio evo
2 cucchiaini di sale
1 uovo
granella di zucchero
uvetta (opzionale: la crisi non dà scampo)
 
Ridurre in poltiglia la zucca, energicamente, ma senza odio, che sennò la zucca se ne avrà a male e non collaborerà per la buona riuscita del dolce; disporre a fontana, in una grande terrina o su una spianatoia (averla!), gli ingredienti secchi (farina sale zucchero), e aggiungere poi quelli morbidi (zucca olio e il lievito disciolto nell’acqua tiepida + eventualmente l’uvetta). L’uovo e la granella andranno tenuti a parte, ché sono un po’ timidi e hanno bisogno di più tempo per socializzare).
I più moderni, misceleranno tutto nella macchina del pane.
Lasciar riposare l’impasto per 2 ore, a temperatura ambiente e coperto da un panno, ché sennò s’innervosisce e gli vengono le rughe.
Svegliarlo con calma, dolcemente, prenderlo in braccio e riporlo sul tavolo; canticchiando la canzone del sole, formare due filoni di pasta che andranno intrecciati tra loro, mettere il tutto in uno stampo da plumcake precedentemente unto e lasciare lievitare ancora per 30 minuti, senza fretta. Nel frattempo, potrete aggiornare lo status di facebook, e magari rispondere ad un paio di mail. 
Spennellare poi la superficie con l’uovo sbattuto, e cospargere golosamente con la granella di zucchero.
Qualcuno suggerisce, in alternativa, della marmellata di albicocche.
Infornare a 200° per 40-50 min; se la superficie tende ad abbronzarsi troppo presto, abbassare la temperatura di un cicinin.
Quando sarà cotto, sfornare, attendere qualche minuto che s’intiepidisca appena (ripensare a tutti i proverbi sulla pazienza vi aiuterà a superare l’attesa senza drammi), tagliare a fette e servire su un tovagliolo di carta (io suggerisco quelli della nota catena svedese, che son belli grandi e robusti, senza troppi fronzoli).
 
Il meglio che c’è.
 
P.s. Mi piace proprio un sacco la sigla “olio evo”. Cioè, un po’ mi sa di malattia, ma fa anche tanto figo.
P.s.2 Qui inizia la mia avventura su WordPress. Bollicine!
 
10 commenti

Pubblicato da su 21 novembre 2011 in dolcetto scherzetto

 

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