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Archivi categoria: usi e costumi

10 inspiegabili capi di abbigliamento “alla moda”

Allora, premettendo che essere in ordine con l’abbigliamento fa sentire bene, è innegabile, e che ciascuno può vestire esattamente come crede, non riesco davvero a capire come certi capi non solo vengano proposti sulle passerelle, ma si vedano poi in giro, nel mondo reale, addosso alle persone comuni!
Voglio dire, tu, donna dal fisico a pera, sai benissimo che cosa valorizza i tuoi punti forti e mimetizza quelli deboli. Perché lo sai, non negarlo. E allora, perché ti ostini cocciutamente a vestire certe fantasie che sai benissimo ti allargano lì dove non dovrebbero, o a mettere quei bermuda orribili che espongono il polpaccio tozzo e il ginocchietto gonfio di ritenzione idrica?
Poi, ci sarebbe anche da discutere su chi segua le mode come fossero imprescindibili diktat, ma di questo, magari, parleremo un’altra volta.
L’oggetto di questo post sono quei capi impossibili, gli abiti, calzature, accessori di cattivo gusto o comunque importabili, che andrebbero radiati dai cataloghi di moda, dai negozi, dalle bancarelle, dai disegni degli stilisti, dai cartamodelli, e se mi viene in mente altro ve l’aggiungerò.
Capi che, secondo me, sono:


1. GLI UGG (uomo/donna)

ugg

Cioè, ma perché mai dovrei volere che il mio piede assomigli alla zampa di un dinosauro?
Dedee, tu che comprendi la mentalità downunder, spiegaci un po’ meglio perché queste calzature sarebbero da considerarsi carine e perché dovremmo venerarle, perché a me proprio ne sfugge il motivo.

2. LE ZEPPE (donna. Oddio… ma esisteranno anche quelle da uomo?)

zeppe

Come ben sapete, non ho alcun bisogno di tacchi o simili. Nonostante questo, sono democratica: i tacchi, tranne in alcuni casi, mi piacciono. I tacchi altissimi abbinati al plateau, ni (dipende dallo spessore del plateau). Le zeppe, no no e no. A meno di non essere ad una festa a tema anni ’50 al mare. Ma forse nemmeno in quel caso. Sempre che il sughero, inzuppandosi, non trascini sott’acqua la modaiola di turno, nel qual caso apprezzerei la selezione naturale.

3. GLI STIVALETTI TEXANI (uomo/donna)

stivaletti texani

Ammazzano il polpaccio, spesso hanno delle fantasie orribili (pitone, borchie, tamarramenti vari). La punta così appuntita, aborro. Il tacco, bleah.
Per non parlare di chi li indossa in estate.

4. I PANTALONI COL CAVALLO BASSO (donna/uomo)

pantaloni cavallo basso

Non sto parlando di quelli alla turca, che addosso a certe persone (per lo più donne) mi piacciono. Sto parlando dei pantaloni un po’ abbondanti nella zona in cui non batte il sole, che sembrano dire chiaro e tondo “me la sono fatta addosso”.
Ma che trauma infantile può aver subito uno stilista per volerci far indossare una cosa del genere?

5. LE FANTASIE ANIMALIER (uomo/donna)

fantasie animalier

In qualsiasi declinazione possibile. A me fanno un sacco mignotta attempata a caccia in balera. Se abbinate a rossetto fucsia, sono da fucilazione per direttissima.

6. LA FANTASIA BURBERRY (uomo/donna)

burberry

Posso tollerare il foulard. Quanto al resto, tanto vale indossare un plaid da picnic, che costa pure molto meno.

7. I LOGO ENORMI (donna/uomo)

logo

Baci Abbracci a caratteri cubitali sulle felpe, CK che sbuca dalla vita dei jeans, D&G sulla stanghetta degli occhiali, LV sulle borse (per la maggior parte tarocche). E’ davvero necessaria questa sovraesposizione del marchio? Pubblicità ambulante? Ma allora dovreste pagarmi voi, e scusa!

Ed ora, lo speciale moda uomo:

8. LE CAMICIE LUCIDE IN RASO O MATERIALI SIMILI (COMUNQUE LUCIDI)

camicia lucida uomo

Effetto Tony Manero assicurato.

9. LA MAGGIOR PARTE DEI GIOIELLI DA UOMO

anello uomo

Con pochissime eccezioni (collanina in corda con ornamenti in acciaio o collanina in cuoio – ma solo in estate e su petto glabro; braccialetti discreti e nei materiali sopraindicati), sono in genere abbastanza bruttarelli. Soprattutto quelli in oro giallo.
Il top (in negativo):
1. catenina d’oro, rigorosamente in oro giallo, col crocifisso che galleggia in un mare di peli
2. gli anelli da uomo, senza distinzione (fede a parte)
Last but not least:

10. IL COSTUME PERIZOMATO (per donna. Il perizoma per uomo risulta non classificato, nemmeno tra le mura domestiche)

costume perizoma

Sul perizoma ci sarebbe da dire molto. La sua comodità è dubbia; sicuramente ci sono delle differenze in questo senso a seconda del modello, ma sfido chiunque a sentirsi a proprio agio con uno spago infilato tra le chiappe. In secondo luogo, il perizoma dovrebbe essere indossato solo da chi abbia un sedere come quello in foto. Terzo, in spiaggia… ma perché? Piuttosto, il nudismo, che almeno è naturale, se uno si sente a suo agio a girare con tutte e pudenda di fuori. Insomma, io non sono particolarmente puritana; sono pudica, il che è diverso, ma per il resto, che ciascuno faccia quel che crede. Nei luoghi pubblici, però, ci sono dei confini sottili che non dovrebbero essere superati. E le chiappe al vento, pur se tonde, sode, lisce, passano leggermente quei confini, a mio parere.

Sono troppo nazi?

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Pubblicato da su 8 febbraio 2013 in costume e società, reprimenda, usi e costumi

 

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Come nasce un viaggio? #3

valigia

Ok, lunedì finalmente si parte: destinazione Sicilia.
Quest’anno va a isole, chevvedevodì.
La guida (Mondadori, ovvio) è pronta, quella fai-da-te anche (e ne sono davvero orgogliona), aereo auto e b&b prenotati, tragitto ben chiaro in mente ma anche aperto ad una certa dose di improvvisazione (ma non troppo che altrimenti la psicopatica che è in me sclera), un sacco di dritte e aspettative alle stelle. Questo rientra proprio nei viaggi che piacciono a me: sarà itinerante, immerso nella storia e nella bellezza, sia architettonica che paesaggistica, e ricco di attrattive culinarie (che male non fanno).
Mi aspetto di tornare satolla, stanca e con le schede della fotocamera che traboccano di scatti. 
Nel frattempo, domani scatta l’ora X: l’appuntamento che non vorrei mai arrivasse, il momento che mi manda in crisi patocca. E non solo prima di un viaggio, ma proprio in assoluto.

Il terribile impacchettamento della valigia.

Fare la valigia ha un che di traumatico, per la sottoscritta: di per sé sarebbe un evento ricco di sottintesi piacevoli. E invece…
Fare la valigia mi mette di fronte a una buona parte dei miei limiti e delle mie fisime; vediamo quali:
– in primis, mi scontro con la disorganizzazione totale del mio armadio. Alcuni capi sono appesi fuori, altri sparpagliati nelle varie ante, la maggior parte ammassati sull’asse da stiro (in attesa che qualche pia mano provveda a ridar loro una forma plausibile). La ciliegina sulla torta, però, sono i calzini. Alcuni giorni fa era la giornata dell’outing; ecco, colgo l’occasione, anche se leggermente in ritardo, per fare la mia personale dichiarazione al mondo: io. Non. Appaio. I. Calzini.
Accade più o meno questo: li raccolgo dallo stendibiancheria, li metto tutti assieme, apro il cassetto dei calzini e lì li getto, assolutamente alla rinfusa. Benvenuti nel Purgatorio Nero, piccoli miei.
Quando me ne serve un paio, se sono fortunata trovo quelli un po’ più colorati, decisamente più facili da scovare e abbinare. Altrimenti, scatta il lunghissimo momento-memory: ne prendo due a caso, lancio loro una rapida occhiata e, se non corrispondono, li rigetto nella mischia. Ripetere l’operazione ad libitum fino a che la legge dei grandi numeri non fa il suo corso.
Ecco, fatto. L’ho detto. Ora mi sento decisamente più sollevata.
– il secondo momento topico riguarda la fase: che minchia mi porto via. Qui scatta davvero l’insicurezza totale: “allora, jeans, due paia – celo; magliette – solo due… mmm, e le altre? No, questa no, ho messo su pancia, questa è corta, questa non mi piace più, questa ha un colore che non si abbina a niente… Be’, passiamo alle camiciole – celo; e sopra le camiciole, se fa fresco? Felpa? – celo, ma non questa, che il bianco si sporca facilmente, questa è vecchia, questa ha una macchia… cazz… Prendiamo semmai quel golfino? Scarpe – allora, anfibi, sneakers e infradito. Un paio di tutto. E la scarpa un po’ più elegante? Mmm… naaa… o forse dovrei prenderla? Ci penso dopo. E una borsa basta o meglio due, tipo la nera e la marrone? E le collane? E…?”
Ecco, uno stillicidio senza fine che mi spinge a rivalutare decine di volte ciascun pezzo, mettendolo di volta in volta nel mucchio del sì, del no, del forse, fino a quando, presa da sfinimento, ammasso nel trolley un po’ di cose a caso, richiudo tutto senza guardare e non ci penso più.
E dire che basterebbe portare solo un asciugamano.
– il processo appena descritto innesca infine la sindrome da “non ho nulla da mettermi!”. Difficilissima da digerire, e con notevoli ripercussioni dal punto di vista dell’autostima. Consigliato starmi alla larga per un po’ e sequestrarmi la carta di credito, più o meno fino al ritorno.

Devo ammettere, comunque, che ultimamente sono molto migliorata dal punto di vista della mole di cose che porto con me: un po’ perché le condizioni delle compagnie aeree sono spesso così restrittive da non permettere particolari sbizzarrimenti; un po’ (molto) perché la seconda volta che sono tornata da San Francisco, a causa di uno shopping sconsiderato ho riempito fino a scoppiare una valigia già zeppa, dovendo subire sia l’applicazione della sovrattassa per “heavy luggage” sia la temutissima perquisizione del bagaglio. Cioè, non che avessi qualcosa da nascondere, però…

Ad ogni modo, confido che questa volta, nella preparazione del bagaglio, sarò veloce, pratica, organizzata ed efficiente.
Che tutto quello che porterò con me mi servirà.
Che non manchi nulla.
Che non avanzino troppi vestiti puliti.
E che non mi perdano il bagaglio in giro per il mondo.
Amen.

Noi ci risentiamo tra due settimane.
Il mio prossimo post sarà presumibilmente scritto in grassetto, a imperitura testimonianza metaforica del processo di imbolsimento da cannolo

 
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Pubblicato da su 13 ottobre 2012 in usi e costumi

 

Come nasce un viaggio? #2

travel guides

Come avviene, quindi, la scelta della meta di un viaggio?
Dopo l’iniziale brainstorming, visto nel post precedente, all’approssimarsi del fatidico giorno in cui le ferie hanno inizio, io ed il FOC ci mettiamo seriamente a confronto, in modo da giungere ad una decisione soddisfacente per entrambi.
Il guaio è che le nostre preferenze ci spingono spesso e volentieri in direzioni non dico opposte ma un cicinin divergenti sì:
– il FOC ama il mare, il caldo, il Sud, la modernità, lo starsene spaparanzato un po’ qui e un po’ là; non disdegna le visite, la cultura, le città, ma preferibilmente se abbinate a quanto sopra.
– la sottoscritta prediligerebbe gli ambienti urbani vintage, i musei, le chiese, le rovine, la storia, il Nord, le foreste, il mare (con moderazione, e soprattutto quando si chiama Oceano), i canyon, le situazioni on the road.
Finora siamo riusciti a trovare dei buoni compromessi, ma posso già prevedere che l’anno in cui io imporrò (-.-‘) che si vada in Islanda ***prendere o lasciare!*** ne succederanno delle belle.
Comunque: la scelta finale avviene sulla base di una serie di valutazioni ponderate (clima, periodo, costi, collegamenti, disponibilità, eventi) e tende a soddisfare entrambi in (quasi) eguale misura.
Nel momento stesso in cui prenotiamo l’aereo o il B&B, personalmente entro in modalità segugio, del genere “voglio sapere TUTTO del posto in cui andremo”.
Il primo passo consiste nell’acquisto della guida del luogo; guida che, per inciso, è la Mondadori. Ora, voi amici fidelizzati Lonely Planet, mi spiegate perché ogni volta che una Mondadori fa capolino nel vostro campo visivo iniziate a sghignazzare e darvi di gomito? Personalmente, la trovo ben fatta; un po’ sommaria forse, ma molto pratica, con le segnalazioni dei percorsi da fare, indicazioni sui tempi di visita/percorrenza, notazioni storiche esaustive (ma senza esagerare: cioè, mica si cerca il trattato di 50 pagine!). Le indicazioni su alberghi e ristoranti non le cago mai molto, e tra un po’ vi spiegherò anche perché.
Ad ogni modo, sfogliata la guida e raccolte un po’ di idee, metto giù un itinerario di massima; vado a riguardarmi le pagine relative alle città/attrazioni scelte, e ridefinisco il tutto con maggior precisione.
E poi – e questo è il trend degli ultimi anni – mi scateno in internet: diari di viaggio di Turisti per caso, forum, tripadvisor, siti dedicati, wikipedia, articoli di giornale, yahoo answers. Insomma, ogni possibile fonte di dritte, tanto più attendibili in quanto esperienze già vissute da altri. Che poi, insomma, se uno vuol verificarne la veridicità può farlo tranquillamente con controlli incrociati.
Le informazioni più meritevoli vengono riversate in una serie di files Word che diventano la mia/nostra controguida, e che spesso consultiamo più della guida-libro.
Che fa il FOC, in tutto questo?, vi chiederete (giustamente).
Di base, si potrebbe dire che subisce.
Subisce i miei slanci, gli entusiasmi, le valanghe di parole che lo inondano quando, del tutto a sproposito, me ne esco con i frutti della mia ultima scoperta:

– Vieni qui, abbracciami…
– Eccomi pi… Ciao! Però…uhm, posso dirti una cosa?
– Sì?
– Ma lo sai che in Sicilia c’è un paese-fantasma abbandonato dopo il terremoto del Belice? Pensa che hanno ricostruito il nuovo paese un poco più in là, ma il vecchio è accessibile e vi si possono fare un sacco di foto interessanti… Ne ho viste un po’ ieri e…
– Pi…?
– Eh?
– Me lo daresti un bacio?
– Oh, sì, scusa.
SMACK SMACK.
– Psss… pi?
– Mmmm… sì?
– Ma sai che c’è anche una zona di saline e mulini che…
– Shhh… stai zitta…
– Ma sì, pi, però i mulini…
– Mmmm… slurp smack…
– Le saline…!
– Oink oink!
– … sì…
– Oh sì pi sì…
– Sì sì sì ancora ancora ancora! Le saline, i mulini, LA RISERVA NATURALE… SIIIIIIIIIIIIIIIIII’!

Ecco, per dire.
Povero, se un giorno mi mollerà, non potrò fingere di non sapere il perché.

Un solido argomento che tiene me ed il FOC uniti nelle nostre esplorazioni è il cibo: non siamo ancora arrivati a scegliere le mete di viaggio in funzione di come si mangia in quella città/regione/Paese. Però, in genere, viviamo i momenti-ristoro come un passaggio fondamentale nella familiarizzazione col luogo in cui siamo. Che si tratti di un panino mangiato al volo sul marciapiedi o di una cena in un ristorante in riva al mare, ecco che lì si ferma tutto: e siamo solo io e lui, in un posto sconosciuto, che abbiamo sognato per mesi, che stiamo annusando, toccando, esplorando e che, per un momento, diventa Casa.

Piatto del giorno: i migliori piatti mangiati per strada in giro per il mondo, ossia
– la “macedonia” piccante di verdure sottaceto, Istanbul
– il carrettino messicano vicino al teatro in cui sono andata a vedere i Blue Man Group, NY
– la frittella salata aromatizzata all’aglio, Vienna
– il Currywurst + birra, Berlino
– sangria e tapas, Barcellona
– frappuccino, Londra
– drago al vapore con salsa di formiche rosse alla menta, Australia

Prossima puntata: come preparare una valigia

 
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Pubblicato da su 6 ottobre 2012 in usi e costumi

 

Come nasce un viaggio? #1

TRAVEL


Fase uno: Scelta della meta

Zuccannella (sfogliando un giornale): Uhm… pi?
FOC (Frequentante Ora Coinquilino): Sì?
Z: Sai dove mi piacerebbe andare l’anno prossimo?
FOC: Dove?
Z: A Edimburgo.
FOC: Bella Edimburgo! Ci sono stato.
Z: Be’, se ti piacesse tornarci… Anzi, sai cosa? Hai presente che l’anno prossimo in marzo avrò le ferie… Ecco, potremmo fare Londra, Edimburgo e Dublino, così passi anche a trovare i tuoi amichetti irlandesi, che dici?
FOC: Mmmm… interessante…
Z: Del tipo, un paio di giorni a Londra, 4 a Edimburgo e 3 a Dublino.
FOC: Direi che mi pare un’ottima idea.
Z: Sììììì!

Zuccannella (guardando la tivù): Uhm… pi?
FOC: Sì?
Z: Sai dove mi piacerebbe andare l’anno prossimo?
FOC: Dove?
Z: In Tailandia.
FOC: Bella la Tailandia! Ci sono stato.
Z:  Be’, se ti piacesse tornarci… Anzi, sai cosa? Hai presente che l’anno prossimo in marzo avrò le ferie… Ecco, potremmo andare in Tailandia, che dici?
FOC: Ma pi, in marzo non vorresti andare a Edimburgo Londra e Dublino?
Z: Cazz… è vero. Allora, facciamo in novembre?
FOC: Dovrebbe essere un buon periodo, sì.
Z: Però lo sai che ho visto che Tizio se ne va in Cile? Bello, no?
FOC: Sì, certo, è uno dei viaggi che vorrei fare…
Z: E noi, quando ci andiamo in Cile?
FOC: Boh?
Z: E in Cambogia?
FOC: Non lo so…
Z: Uh! Sai che facciamo? Che se per caso in novembre in Tailandia fa brutto tempo, ce ne andiamo in Cambogia!
FOC: Pi?
Z: Eh?
FOC: La Tailandia e la Cambogia sono talmente vicine che se è la stagione delle piogge da una parte, lo è sicuramente anche dall’altra.
Z: Oh, cacchio! Ma perché non stavo più attenta, a geografia? Vabbè, allora in caso ce ne andiamo nei parchi degli Stati Uniti.
FOC: In novembre?
Z: Eccerto!
FOC: E in marzo?
Z: Mah, secondo me potremmo anche andare a Berlino. E’ da un sacco che ci voglio tornare!
FOC: E Dublino Edimburgo ecc?
Z: Oh… E che cavolo però!

Z (preparando da mangiare): Pi?
FOC: Eh?
Z: Ma sai dove potremmo andare, in luglio?
FOC: No! In Islanda NO!
Z: Ma piiii!

(continua…)

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2012 in usi e costumi

 

10 cose che ho imparato nelle prime settimane di convivenza

convivenza
1. Il Coinquilino è più preciso e ordinato di me. Però, le pulizie le faccio quasi sempre io.
Corollario. essendo vissuta da sola per 8 anni, non riesco a delegare, preferendo arrangiarmi.
2. A cucinare per due, mangio sicuramente in maniera più sensata di quando sono da sola. Il problema è che il Coinquilino è una buona forchetta, e che io mi lascio facilmente trascinare nella spirale mangereccia. Quindi fra 20 anni sarò presumibilmente così.
3. Io sono molto più pragmatica di lui. Dialoghi-tipo:
– a. C: “E’ strano però: in casa tua mancano completamente piante e fiori”
      Z: “Tanto poi muoiono”
– B. C: “Però guarda qui in bagno: non ci starebbe bene un asciugamano con ricamato BENVENUTI?”
      Z: “Eh? RICAMATO?”
4. Considerati i miei turni e i suoi viaggi di lavoro, non ci vediamo molto più di prima.
5. Lui ama avere un sottofondo, fin dal mattino. Radio, tv, tutto fa brodo. Io preferisco il silenzio.
6. Non bestemmia, non rutta, non scoreggia a sproposito.
7. La sera, se ho sonno vado a letto, leggo qualche pagina di un libro per rilassarmi e cerco di addormentarmi al più presto. Il Coinquilino, invece, si schianta sul divano, fa un po’ di zapping, si assopisce per un paio d’ore, fino a deambulare come uno zombie verso il talamo, intorno alla mezzanotte, bofonchiando “che sonno, pi, che sonno…”.
8. Ad entrambi piace, la sera, sorseggiare una tazza di tè mentre ci raccontiamo gli avvenimenti della giornata. E’ la nostra piccola, prima abitudine comune!
9. Mi piace trovarlo a casa quando rientro, o aspettarlo se torna più tardi di me.
10. Dovrò fare in modo che lui e Sally si amino, invece di sopportarsi.


 

 
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Pubblicato da su 10 maggio 2012 in usi e costumi

 

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Come capire che non sei più giovane

giovanilismo

1. Inizi ad osservare con interesse le auto comode, alte, spaziose.

2. Il concetto di “all inclusive” sostituisce quello di “inter rail”.

3. I Mondiali per eccellenza sono quelli dell’82.

4. I calciatori sono tutti più giovani di te (questa in realtà devo averla letta da qualche parte, ma la faccio mia).

5. L’imperante revival degli anni ’80 per te non è una moda figa ed originale, ma solo il ritorno di un incubo stilistico.

6. Guardi Zac Efron o Justin Bieber pensando che, anagraficamente parlando, potrebbero essere tuoi figli.

7. E soprattutto, ti chiedi CHI siano Zac Efron e Justin Bieber.

8. Usi tutte le vocali quando scrivi un sms

9. Musicalmente parlando, sei fermo al brit pop degli anni ’90, l’ultima vera ondata degna di considerazione.

10. Il mal di schiena che ti è fedele ti impedisce di saltare i fossi per lungo. No, perché ai miei tempi sì che ero capace!

Piatto del giorno: Latte e Nesquik.
Goditelo, pensando alla madeleine proustiana. Tra un po’, quando inizieranno a caderti tutti i denti, diventerà il tuo principale alimento.

 
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Pubblicato da su 29 marzo 2012 in usi e costumi

 

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Il finto intellettuale (secondo me)

finto intellettuale

Prendendo a spunto un post di Banjoloz, che a sua volta si rifà ad un divertente articolo, provo a definire anch’io, sulla base di esperienze di vita vissuta e di persone conosciute (… me stessa compresa), questa categoria di umanità altresì nota come “il finto intellettuale”.

1. Atteggiamento di base: understatement.
Fosse anche ricco come Paperone, il finto intellettuale non si bulla dei suoi feticci, che pure sono sempre giusti e curati, e non adotta uno stile leccato e impomatato, preferendo un’apparenza più dimessa e casual.
Ogni ambito della sua vita è segnato da questo atteggiamento di base. Vediamo come.

2. Aspetto
Se uomo, spesso porta una barba apparentemente incolta; i capelli saranno spettinati ad hoc, con ostentata noncuranza.
Se donna, userà non colorare i capelli (soprattutto se omogeneamente grigi, perché il colore argento dona ed è di tendenza), oppure li tingerà con prodotti naturali non testati su animali (es. henné), o infine con tinte improbabili, tipo “rosso lichene d’Islanda”.
Frequenti sono gli occhiali dalla montatura nera e grossa, come pure i maglioncini dolcevita che fanno molto Parigi in b/n.
Oggetto posseduto con frequenza: borsa Freitag (unisex), borsa di stoffa o lana infeltrita del commercio equo e solidale (per lei), tracolla di cuoio (per lui).

3. Alimentazione
Per il finto intellettuale, le parole d’ordine in ambito alimentare sono:
a. slow food (“vuoi mettere quanto più buona è la farina di farro prodotta dall’azienda a conduzione familiare della Val Brembana?”)
b. equo e solidale (“poveri contadini della Bolivia sfruttati dalle multinazionali… Andiamo all’equo e solidale, il caffè Delicia negra y hermosa è buonissimo”)
c. etnico: non nel senso di cinese, ovviamente, andremo mica a foraggiare la mafia dei musi gialli? Ricercati sono i ristoranti libanesi, argentini e simili
d. bio: se il cibo non è bio, il finto intellettuale affronterà digiuni ghandiani. Tenetene conto se dovrete organizzargli una cena
e. kamut: il kamut è una manna per il finto intellettuale, che non vedrà l’ora di raccontare agli amici i pregi di questo cereale conservato fin dall’Antico Egitto.
f. vino, birra ecc: il vino dovrà essere di qualità superiore, comprato nella cantina che solo lui sa; il corso di degustazione frequentato in passato lo porterà a far notare i rari effluvi sprigionati dai calici color ambra (“non sentite questo profumo di pesco della Mesopotamia?”). La birra dovrà essere rigorosamente artigianale, l’acqua microfiltrata o del rubinetto, il whisky torbato e liscio
g. cioccolato: se non è fondente almeno al 99%, nisba.

4. Alloggio
Stile di arredamento: moderno, con pezzi di design (la chaise longue di Le Corbusier e la lampada di Castiglione lo fanno orgasmare di brutto) e tocchi etno chic.
Preferibilmente in casa di legno.

5. Hobby
Il finto intellettuale adora le rassegne e gli happenings. Va frequentemente a teatro, al cinema, a concerti.
Non disdegna l’aperitivo e il brunch.
Adora Woody Allen, il cinema russo e francese (possibilmente in lingua originale con sottotitoli).
Musica ascoltata: progressive rock, jazz, classica, contemporanea, opera, musica dodecafonica, Frank Zappa.
Apprezza le fasi iniziali di tutte le band, prima che queste diventassero “commerciali” (“i Radiohead di Pablo Honey sì che avevano un senso”). Collezionista di bootleg.
Ascolta principalmente le web radio e adora scaricare podcast.
Possiede (o sogna) un impianto di amplificazione Bang e Olufsen.

6. Letture
Camilleri, Faletti, Stieg Larsson sono per lui fumo negli occhi.
Moravia, Anais Nin, Steinbeck, Hemingway, Pasolini, Sartre i nomi da non far mancare alla propria libreria.
Tra i poeti, Tagore e Hikmet sono i più citati.
L’informazione avviene principalmente attraverso Il fatto quotidiano e i siti di giornalismo indipendente.
Sa tutto di spread e speculazioni bancarie internazionali.
Potendo, collezionerebbe prime edizioni.
Oggetto feticcio per eccellenza: Kindle, che riempirà di volumi e volumi (scaricati), senza leggerne nemmeno uno.

7. Mezzi di locomozione
Bicicletta, Vespa, 500, Mini Cooper, mezzi pubblici, car pooling, bike sharing.
Rimane però un nostalgico della 2 cavalli e della Dyane.
Nostalgia è in realtà un sostantivo che gli si confà in tutto e per tutto, perché nulla può essere migliore di quello che è stato.

8. Shopping
Disdegna i centri commerciali, preferendo il negozietto sotto casa, l’alimentari specializzato in alimenti vegani, il Paradiso delle spezie bio, la ferramenta a conduzione familiare, il calzolaio dal retrobottega che profuma di cuoio e vernici.
Uniche concessioni alla grande distribuzione: IKEA e Feltrinelli.
Adora girare per mercatini e i rigattieri.

9. Sport
Raramente considera calcio e body building degni di nota, sia dal punto di vista di spettatore che di atleta.
Predilige gli sport più o meno di nicchia, come il curling, il tiro con l’arco, il ciclismo, il triathlon, il rugby (profonda metafora di vita).
Dopo i 30, si appassiona alla corsa e, nel giro di pochi mesi di strenua preparazione atletica e alimentazione controllata, affronta la sua prima maratona.
Obiettivo finale: New York.

10. Viaggi
Bed and breakfast nelle città europee, agriturismo in Italia.
Toscana, Marche, Umbria, Basilicata le mete nazionali preferite.
In Europa, si dirigerà con frequenza verso Berlino – nuovo ombelico del mondo, Praga, Budapest, tutto il nord con preferenza per Svezia e Islanda.
Nel mondo, predilige viaggi quali “il Tibet in sacco a pelo”, “Tuttonepal”, “la Tierra del Fuego a cavallo”.
Non si rivolge alle grandi agenzie di turismo, orientandosi verso il fai da te e verso le agenzie specializzate in viaggi eco-umanamente-sostenibili.

Ricetta del giorno: Farro integrale con funghi porcini del Comelico al profumo di dragoncello, Panagiotopoulos Chardonnay Bio in calici di vetro soffiato a mano dalla premiata ditta di vetrai artigianali di Murano, leader nel settore da quattro generazioni.
Piatti ereditati dalla nonna, tovagliette Brunsktorp IKEA ®

 
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Pubblicato da su 3 marzo 2012 in usi e costumi

 

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