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Il rinforzo positivo

pacca

Quando ho adottato Sally, ho deciso che fosse il caso di iscriverla a scuola.
Di iscriverla e iscrivermi, per la precisione.
Non essendo vissuta con altri cani, prima, non sapevo cosa fare, come trattarla, quanto spazio lasciare alla sua libera iniziativa e in che modo, invece, guidarla, insegnandole cos’è giusto e cosa sbagliato.
Avevo davvero un sacco di ansia.
A scuola ho imparato ad adottare il cosiddetto “metodo gentile” o del “rinforzo positivo” (c’è anche chi lo definisce “apprendimento per condizionamento”, ma questa è un’espressione che non mi piace e che, probabilmente, è troppo limitativa. Però, è anche vero che io non sono né etologa né educatrice, per cui potrei benissimo aver torto).
In che cosa consiste dunque il rinforzo positivo? Si tratta di premiare il cane quando fa quello che noi gli chiediamo. Esempio: comando “seduto” – il cane si siede – vai di biscotto. Metodo applicabile a tutto, dal fare la pipì fuori a non diventare un’idrovora quando esce a fare la passeggiata e scopre qualcosa di interessante a terra, eccetera eccetera.
Il premio deve essere immediatamente successivo all’azione corretta: gli animali non conoscono il prima e il dopo, vivono esattamente in quel “qui e ora” che fa la gioia di un sacco di pensatori illuminati, e che dovremmo un po’ tutti imparare a tenere in considerazione, senza incasinarci altrove.
Insomma, attraverso il rinforzo positivo il cane fa 2+2 e capisce che l’azione appena compiuta è corretta, imparando a reiterare quel comportamento.

Questa piccola lezione sui cani fa da preambolo ad una riflessione che stavo facendo prima su noi bipedi umani.
Troppo spesso diamo per scontato quel che va bene, fissandoci invece su errori e sbavature: hai preso 8 nel compito? E’ il tuo dovere andare bene a scuola. Porti a casa un 5? Ma porcaccia zozza, adesso lo dico a tuo padre e vedrai che, minimo, ti becchi una settimana di clausura a pane e acqua!
Al lavoro fai tutto correttamente? Nulla da segnalare. Commetti il minimo errore? A rapporto dal capo!
E’ un meccanismo che spesso mettiamo in atto anche nei confronti di noi stessi, provate a pensarci: quante volte vi gratificate per qualcosa di buono che avete fatto, e quante invece vi mortificate per un errore?
La mia personale bilancia pende, ahimè, un po’ più a favore delle mazzulate tafazziane.

E allora io penso: è davvero così difficile elargire (o elargirsi) un “bravo/brava”?
E perché, al contrario, ogni minimo errore viene fatto immediatamente notare?

E’ da quand’ero bambina che mi misuro con questa forma di avarizia, e la cosa non mi va giù.

Più pacche sulle spalle per tutti!

Ricetta del giorno
Bocconcini. In gran quantità. Da donare, e donarsi, ogniqualvolta accada qualcosa di bello.

 
6 commenti

Pubblicato da su 23 gennaio 2012 in riconoscimenti

 

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