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Archivi categoria: musica e cibo

E = mc2

einstein

Ovvero: la teoria della relatività applicata alla vita quotidiana.

L‘altra sera io ed il Frequentante, comodamente spaparanzati sul divano di casa in atteggiamento stanco e svogliato, ci siamo messi a fare zapping tra i discutibili programmi della tivù generalista, incappando nella festa di compleanno di radio diggèi uan nescion uan stescion.
“Fico! Fico!”, ha esclamato prontamente il condivisore di sofà, nascondendo i telecomandi per evitare ritorsioni occupazionistiche in fascia Real Time (lo so, ma insomma, nessuno è perfetto)
Zuccannella: “Ma no, pi, ma dai! Diggèi è una merda!”
Frequentante: “Ma cosa dici?!? E poi c’è la mia amica S.J., dai, vediamo se riusciamo a beccarla!” (il Frequentante è gggiovane)
Z: “Uff… e vabbè, fino alla prossima pubblicità”

Così ci siamo sorbiti un po’ di festa unz unz e celebrazioni di nuove e vecchie glorie della prima radio privata di successo.

Fino a quando è arrivato Max Pezzali.

Z: “Ma no, piii, Max Pezzali no!”
F: “Dai, non è così male”
Z: “Ma che palle… E poi guarda come si è imbolsito”

(dalla tivù) hanno ucciso l’uomo ragno chi sia stato non si sa

Z: “Ma… lo sai che questa canzone mi piaceva un sacco quand’è uscita?”
F: “E lo so, è divertente”
Z: “E poi ti ricordi di Mauro Repetto?”
F: “Il biondo?”
Z: “Sì, lui, quello che in Nord sud ovest est faceva le voci in falsetto: mi son persa nella notteeeee… Sai che fine ha fatto?”
F: “No”
Z: “Ha provato a fare successo in America, e poi si è ridotto a vestirsi da Pippo a Disneyland Paris”
F: “Ma dai! No, non la sapevo questa”

(dalla tivù) tappetini nuovi arbre magique

Z: “No, sei un mito NO!”
F: (con aria canzonatoria) “deodorante appena preso che fa molto chic
Z: “appuntamento alle nove e mezza ma io per non fare tardi forse ho cannato da dio
F – Z: (tutti insieme!) “ALLE NOVE SONO GIA’ SOTTO CASA TUAAAAA!”
Z: (orgogliona) “Visto? La so tutta!”
F: “Ehm… pi?”
Z: “Sì?”
F: “Non dicevi che ti facevano schifo?”

(dalla tivù) come mai ma chi sarai

Z: “Sssshhhh, aspetta, pi! Questa è bella… notti intere ad aspettarti AD ASPETTARE TEEEEE
F: (perplesso) “…”
Z: “Dicevi, pi?”
F: “No no, niente”
Z: “Ma lo sai che l’altro giorno ci siamo trovati con un amico a citare La regola dell’amico? E’ azzeccatissima, in fin dei conti, non trovi?
F: “Beh, boh, sì”
Z: “Oh, pubblicità finalmente. Dai pi, gira, non ne posso più di ‘sta merda”
F: “Ma se fino a due minuti fa stavi cantando a squarciagola?”
Z: “Ehm… lo so, però è una merda lo stesso. Cioè, Max Pezzali! Per fortuna che adesso ascolto LA buona musica, vuoi mettere Nick Cave, Radiohead…?”
F: “Ma pi, scusa, se una volta ascoltavi cose diverse perché adesso devi far finta di no?”
Z: “Non è che faccio finta… è che adesso non mi ci riconosco più… cioè, e poi non è che li ascoltassi così tanto, eh”
F: (sguardo inquisitore) “… pi?”
Z: “Uff, e va bene: LI ASCOLTAVO E MI PIACEVANO PURE”
F: “Ecco, appunto
Z: “…”
F: “…”
Z: “Uff, sgrunt… maccheccazz… DEMONE IMMONDO, ESCI DA QUESTO CORPO!”

Ricetta del giorno: Alcolici
Per dimenticare i momenti bui della mente

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Pubblicato da su 23 febbraio 2012 in frizzi e lazzi, musica e cibo

 

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Il Ventitre

Quand’ero una giovine pendolare iscritta all’università a Padova, usavo passare il mio tempo libero tra una lezione e l’altra bighellonando proficuamente per la città. Non credo di aver mai mangiato così poco e camminato così tanto. Bei tempi.
Le mie mete preferite erano Feltrinelli, una delle poche aperte all’epoca prima dell’onnipresenza odierna, le panchine di parchi e piazze, in cui mi rifugiavo a divorare i libri appena comprati, e il Ventitre.
Il Ventitre era (è) un negozio di dischi brutto a vedersi. A vederlo da fuori, con le vetrine intasate di scritte adesive fluo, e pile di bootleg, dischi, magliette, il tutto accatastato alla rinfusa senza un ordine apparente, non è che venisse questa gran voglia di entrare. E anche all’interno non era proprio ‘sto granché: scaffali e banconi dalla fattura ikeiana, pieni zeppi di vinile, nastri e cd. Un po’ essenziale, diciamo.
La fauna che frequentava un simile posto era molto eterogenea: dagli impiegati in pausa pranzo agli studenti universitari, dai liceali bigiatori ai punk. Tutti presissimi a scartabellare faldoni, cercando l’offerta imperdibile. Non era difficile fare acquisti in un posto del genere, visti i prezzi abbordabilissimi della buona parte della merce. La quale poteva riservare ghiotte sorprese, ma anche delle ciofeche inascoltabili. Per esempio, in preda alla foga da acquisti a basso costo, un giorno ho comprato una cassetta di tali Swans, Love of life. Tendenzialmente una merda. Se qualcuno ha ricordi di tale opera mi faccia sapere che fondiamo un gruppo di auto-aiuto, tipo Gli Incauti Ascolatatori Ad Minchiam.
Per il resto, però, ho avuto modo, passando più e più volte da quelle parti, di ampliare un sacco il mio orizzonte musicale, uscendo con borse di musica a poche decine di migliaia di lire. Un bel po’ di avanzi di magazzino, ma anche delle perle.

E ora, potrei fare una reprimenda sul costo troppo elevato dei cd, ma non ho voglia. Anche perché le vie del Signore sono infinite, capisc’ ammè.

vinile

Il piatto da abbinare alla musica? Mmmm… difficile. Dipende forse dalla musica.
Abbinamenti possibili:
Jazz: riso nero venere con mazzancolle e calamari, un calice di Pinot grigio
Classica: branzino al sale con patate, un calice di Mueller Thurgau
Heavy metal: tartare di manzo e birra doppio malto
Folk: panino con salsiccia e un bicchiere di vino rosso
Blues: t-bone steak e birra
Pop: pizza margherita e coca cola
Dark/new wave: cioccolato fondente (che almeno uno si tira un po’ su) e barolo chinato
Indie: castagne e vin brulè
Anni ’60: spaghetti al ragù e un bicchiere di vino rosso
Reggae: … chettelodicoaffà?

Buon ascolto

 
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Pubblicato da su 30 dicembre 2011 in musica e cibo

 

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