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Archivio mensile:novembre 2012

La sicurezza degli oggetti

linus

In questi giorni sto ragionando sull’opportunità di compiere una piccola grande rivoluzione nella mia vita, ché ormai quest’anno di cambiamenti ne sto vivendo un sacco, e quindi tanto vale rincarare la dose e aggiungere ulteriore carne al fuoco.

Sto pensando di farmi il Kindle.

Per una lettrice accanita come te – mi si dice da dritta e da  manca, da poppa e da prua – l’e-book reader sarebbe l’ideale! L’ingombro è minimo, risparmi sul’acquisto dei libri, e poi pensa alle povere foreste…

Foreste o non foreste, se da un lato l’idea mi solletica, dall’altra… e non lo so.
Perché, insomma, vuoi mettere il piacere di entrare in libreria, sfogliare i volumi, annusare la carta, percepirne la consistenza, lo spessore, la ruvidità sotto i polpastrelli? Vuoi mettere il piacere di vedere il cumulo di pagine di sinistra che si ispessisce, e quello di destra che si assottiglia, man mano che procedi nella lettura, e ti dà la misura del tuo migrare? Un libro di carta è cosa viva, cambia colore nel tempo, la rilegatura perde tono proprio come la pelle dei vecchi, conserva le impronte digitali di chi l’ha tenuto stretto tra le mani, s’increspa con le emozioni di chi, su quelle pagine, ha versato qualche lacrima. Un libro ha un suo carattere preciso, s’inalbera se non gli presti la giusta attenzione, si ribella, si butta a terra e ti fa perdere il segno, dispettoso, costringendoti a raccoglierlo, e lisciarlo, ritrovare con pazienza il filo del discorso, e ridargli finalmente  la giusta importanza.

Appunto, vuoi mettere?

Il Kindle sarà anche bello, per carità, e salvaspazio, e salvasoldi, ma… è freddo, ecco, e poi…
E poi in realtà niente, perché non ho altre obiezioni ragionevoli da fare.
Capisco che i pro sono razionalmente validi, mentre i contro sono solo… emotivamente opinabili?, fatto sta che questo è uno dei casi in cui il nuovo mi turba, e, nonostante la questione non sia di primaria importanza, ci sto riflettendo su con una concentrazione e un dispendio di energie mentali che, al confronto, la decisione di andare a convivere è stata di una semplicità quasi banale.

Perché io, col libro in mano, ci sono letteralmente cresciuta; il libro è una necessaria appendice delle mie dita. Pensare di sostituirlo, ora, equivale a dover indossare una nuova protesi, abituarsi a qualcosa che, sì, da un lato riconosci, dall’altro è in tutto e per tutto un corpo estraneo.

Insomma, riuscirò a farmene una ragione e compiere il grande passo senza grandi patemi?

Boh. Ai posteri l’ardua sentenza.

 
14 commenti

Pubblicato da su 20 novembre 2012 in eh?

 

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Pubblicato da su 18 novembre 2012 in Uncategorized

 

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Stati Uniti: odi et amo

barack michelle

La foto del giorno; non potevo esimermi dall’utilizzarla.

Allora, posto che ho fatto anch’io il tifo per Obama – non tanto perché entusiasta del personaggio (cui riconosco qualche limite, soprattutto dal punto di vista esecutivo), quanto, piuttosto, perché Romney era un candidato decisamente imbarazzante – non posso fare a meno dall’interrogarmi sul clima di giubilo che da stamattina impera nei blog, nelle pagine di facebook, nei siti d’informazione che abitualmente frequento. 
Il sentimento generale è: ha vinto Obama, il Nuovo, il Futuro Che Avanza, l’Incarnazione Abbronzata Dell’American Dream. Er Mejo. Da qui a We ♥ Iuessèi il passo è breve, e in molti l’hanno fatto, quel passo lì.
Ed è proprio qui che, personalmente, tiro il freno d’emergenza: perché non sarei così acritica nei confronti dei cugini del Nuovo Mondo.

Premessa: già quand’ero piccola respiravo in famiglia un soffuso clima di antiamericanismo (era in corso la presidenza Reagan, del resto, non ci voleva molto ad essere US-scettici): con i miei si partecipava alle proteste anti-base-Nato, a Vicenza; nei film, tra cowboy e indiani tifavo senza riserve per i secondi, e ho sempre visto con sospetto l’atteggiamento awanagana e il sorriso a 52 denti che sembra essere tratto distintivo della popolazione d’Oltreoceano.
Del resto, ho ereditato cromosomi comunisti dal nonno paterno (il lato materno era, ahimè, più democristiano), non è che mi si potesse chiedere di cancellare tutto con un colpo di spugna, eh!
Passiamo ora alle superiori: ho frequentato una scuola sperimentale, di matrice ideologica di sinistra. Prima Guerra del Golfo e battaglie contro il nucleare ci vedevano compatti a manifestare in giro, con le magliette del Che, e bandiere arcobaleno, e falci, e martelli a sventolare nel cielo plumbeo della pianura padana.

Insomma, tutto questo per dire che, pur essendo cresciuta, pur essendo in grado di comprendere altri e differenti punti di vista, una certa differenza e un forte spirito critico nei confronti dell’Ammèrica mi è rimasto.
Ecco, quindi, i miei ODI ET AMO (era dai tempi di splinder che sognavo di fare un post dicotomico di questi qui!):

AMO
– degli Stati Uniti amo in primis gli spazi ed i paesaggi
– amo che il diritto alla Felicità sia sancito costituzionalmente
– amo l’atmosfera che si respira a New York e San Francisco, quell’idea di libertà e di possibilità a 360 gradi che è tipica delle metropoli ma che lì si esprime alla massima potenza
– amo l’uguaglianza, almeno teorica, secondo cui tutti, chiunque siano, da qualsiasi posto e condizione provengano, possono farcela
– lo spirito imprenditoriale e l’abilità (e la volontà) di reinventarsi, in qualsiasi momento, nonché la mobilità territoriale
– il clima di civiltà politica, senza grandi cadute di stile e zuffe in parlamento
– l’informalità
– il pragmatismo
– l’entusiasmo (le ultime tre qualità sono sicuramente tipiche di una popolazione giovane quali quella che essi sono)
– l’industria cinematografica e delle serie tv: c’è poco da dire, loro lo fanno meglio
– la Festa del Ringraziamento
– Halloween
– il frappuccino di Starbucks
– l’aver dato i natali a Tarantino

ODIO
– la linea che da sempre governa la loro politica internazionale
– la miopia ecologista
– le sperequazioni sociali: nel senso che se, sulla carta, si permette a tutti di farcela, una volta che sei tagliato fuori, fuori resti, è colpa tua, nessuna mano si tende verso di te, arrangiati, va
– le privatizzazioni spinte
– il razzismo (inutile negare che ci sia)
– l’autocentralità
– la convinzione di essere, un po’ in tutto, i Migliori
– lo strapotere finanziario
– il complottismo

Altri aspetti non li comprendo e mi lasciano perplessa, come ad esempio quel patriottismo che apparentemente unisce tutti, in momenti topici di diversa importanza (dalla finale del Superbowl a catastrofi di varia natura), ma che, boh, mi sembra un po’ vacuo e fine a se stesso.

Ecco, questo è quanto. Non so cosa accadrà nei prossimi quattro anni, staremo a vedere; so per certo che l’anno prossimo tocca a noi. E questo sì che mi preoccupa.

Piatto del giorno: pumpkin pie e una cioccolata calda di Starbucks ♥

 
10 commenti

Pubblicato da su 7 novembre 2012 in politica e seriosità

 

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