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Archivio mensile:dicembre 2011

Il Ventitre

Quand’ero una giovine pendolare iscritta all’università a Padova, usavo passare il mio tempo libero tra una lezione e l’altra bighellonando proficuamente per la città. Non credo di aver mai mangiato così poco e camminato così tanto. Bei tempi.
Le mie mete preferite erano Feltrinelli, una delle poche aperte all’epoca prima dell’onnipresenza odierna, le panchine di parchi e piazze, in cui mi rifugiavo a divorare i libri appena comprati, e il Ventitre.
Il Ventitre era (è) un negozio di dischi brutto a vedersi. A vederlo da fuori, con le vetrine intasate di scritte adesive fluo, e pile di bootleg, dischi, magliette, il tutto accatastato alla rinfusa senza un ordine apparente, non è che venisse questa gran voglia di entrare. E anche all’interno non era proprio ‘sto granché: scaffali e banconi dalla fattura ikeiana, pieni zeppi di vinile, nastri e cd. Un po’ essenziale, diciamo.
La fauna che frequentava un simile posto era molto eterogenea: dagli impiegati in pausa pranzo agli studenti universitari, dai liceali bigiatori ai punk. Tutti presissimi a scartabellare faldoni, cercando l’offerta imperdibile. Non era difficile fare acquisti in un posto del genere, visti i prezzi abbordabilissimi della buona parte della merce. La quale poteva riservare ghiotte sorprese, ma anche delle ciofeche inascoltabili. Per esempio, in preda alla foga da acquisti a basso costo, un giorno ho comprato una cassetta di tali Swans, Love of life. Tendenzialmente una merda. Se qualcuno ha ricordi di tale opera mi faccia sapere che fondiamo un gruppo di auto-aiuto, tipo Gli Incauti Ascolatatori Ad Minchiam.
Per il resto, però, ho avuto modo, passando più e più volte da quelle parti, di ampliare un sacco il mio orizzonte musicale, uscendo con borse di musica a poche decine di migliaia di lire. Un bel po’ di avanzi di magazzino, ma anche delle perle.

E ora, potrei fare una reprimenda sul costo troppo elevato dei cd, ma non ho voglia. Anche perché le vie del Signore sono infinite, capisc’ ammè.

vinile

Il piatto da abbinare alla musica? Mmmm… difficile. Dipende forse dalla musica.
Abbinamenti possibili:
Jazz: riso nero venere con mazzancolle e calamari, un calice di Pinot grigio
Classica: branzino al sale con patate, un calice di Mueller Thurgau
Heavy metal: tartare di manzo e birra doppio malto
Folk: panino con salsiccia e un bicchiere di vino rosso
Blues: t-bone steak e birra
Pop: pizza margherita e coca cola
Dark/new wave: cioccolato fondente (che almeno uno si tira un po’ su) e barolo chinato
Indie: castagne e vin brulè
Anni ’60: spaghetti al ragù e un bicchiere di vino rosso
Reggae: … chettelodicoaffà?

Buon ascolto

 
4 commenti

Pubblicato da su 30 dicembre 2011 in musica e cibo

 

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