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Archivio mensile:novembre 2011

C’è grossa crisi

Volevo dire al mondo al mondo e a tutti gli amici in ascolto che in queste ore drammatiche stanno passando tutti quanti una grossa crisi; c’è grossa crisi, c’è molto egoismo, c’è molta violenza; qua non sappiamo più quando stiamo andando su questa terra, qua non sappiamo più quando stiamo facendo: stai miagolando nel buio, vai a dentoni. Ti chiedi il come mai, ti chiedi il quasi quasi, dove nel mondo? chi?, come? perchè? quando? Dov’è la risposta? La risposta non la devi cercare fuori, la risposta è dentro di te, e però è sbagliata.   

E vabbè, io c’avrò anche grossa crisi, ma se voi state meglio di me alzate la mano.
E’ tempo di austerity, di recessione, di chiappe aperte e febbre (emorroidale) da attesa.
E’ tempo di tirare la cinghia, e anche i cordoni del sacco di Babbo Natale quest’anno si apriranno pochetto.
La tredicesima sarà più ricca, ma quel che la mano destra dà, la sinistra toglie a sganassoni.
Insomma, per non farmi trovare impreparata, io sto già sperimentando la frugalità nei modi e nelle abitudini, anche e soprattutto in cucina.

La ricetta della settimana è semplice ed economica. Ha un moderato valore nutritivo, un aspetto mediamente invitante e un gusto che può piacere o anche no, per non parlare della consistenza. Insomma, un piatto controverso che ha portato più e più persone alla dispepsia, alla prostrazione, al satanismo e/o a votare PDL.
Io, però, lo suggerisco senza indugi: il suo potere di scaldare pance ed animi è impagabile.
Quand’ero piccola, la mia mamma me lo preparava spesso.
Quando ho acquistato l’uso della ragione, me ne sono emancipata.
Ora (sarà che sto invecchiando, sarà che c’ho avuto l’influenza, sarà quel che sarà) lo sto riapprezzando.
E insomma, rullino i tamburi, trombino le squillo, ecco a voi:

IL SEMOLINO

zuppa

Ingredienti:
latte
semolino
sale

La preparazione è molto semplice, quasi elementare: si porti ad ebollizione del latte (un mezzo litro serve a produrre due porzioni), opportunamente salato.
Quando dal fondo inizieranno a salire delle piccole bolle (NO, non è un minipalombaro in esplorazione, NON lo state uccidendo, NON dovete svuotare tutto il pentolino nel lavabo per salvargli la vita), togliete il pentolino dal fuoco e versate a pioggia il semolino, mescolando energicamente con una frusta o un cucchiaio, fino a quando il composto non avrà ottenuto la consistenza desiderata.
Servite caldo, utilizzando le vostre migliori porcellane e a lume di candela, che fa un po’ “nobiltà decaduta”, ma che vi aiuterà un sacco a risparmiare sulla bolletta.

Varianti:
1. variante dolce: aggiungere al latte, oltre che il sale, anche dello zucchero, per una minestra più golosa.
2. variante gourmet: al termine della preparazione (non zuccherata) incorporare un cucchiaino di crema di tartufo: farete un figurone low cost.
3. variante salutista: adoperare del latte di soia anziché vaccino. Il vostro colon ringrazierà sentitamente.

P.s. Grazie a Corrando Guzzanti e a Quèlo. Per la citazione “rubata”, e non solo. Mi manchi. I love you.

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Pubblicato da su 30 novembre 2011 in frugalità

 

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L’uvetta è opzionale

La nebbia alle tristi pianure piovigginando cala, e ti si appiccica addosso; e così, tra un colpo di tosse e l’altro, e il riscaldamento in macchina che non si regola bene, vai a capire perché, lasciandoti in balia di momenti di sudore tropicale alternati ad un improvviso congelamento dei piedi, così, insomma, cerchi senza grandi entusiasmi di portarti a casa. Non fosse che la strada è intasata dalla solita coda del lunedì sera, maledetto lavoro e stramaledetti centri commerciali. L’autoradio sputazza news incazzose e musiche stronze, ma per fortuna son quasi le sei e comincia Caterpillar.
Hai fame. Ma non è nemmeno fame. E’ più… voglia di qualcosa di caldo, e dolce, qualcosa che intiepidisca le dita, che ammorbidisca la giornata e conforti la coscienza. Perché il lunedì non è mai facile, nemmeno per Superman.
E quindi… e quindi, mentre serpeggi verso casa, pensi che potresti
essere sul divano a coccolare la tua cagnetta (inserire gatto/a al posto di cagnetta, se necessario)
sfogliare un libro
fare una telefonata, a lui
il tutto, sorseggiando una tazza di infuso alla liquirizia
e piluccando, grazie al cielo l’hai fatto ieri, un pezzettone di pane dolce alla zucca

pandolce

Ingredienti:

200 gr di zucca lessata o al vapore
250 ml di acqua
500 gr di farina (manitoba! manitoba!)
1 panetto di lievito di birra
100 gr di zucchero
50 ml di olio evo
2 cucchiaini di sale
1 uovo
granella di zucchero
uvetta (opzionale: la crisi non dà scampo)
 
Ridurre in poltiglia la zucca, energicamente, ma senza odio, che sennò la zucca se ne avrà a male e non collaborerà per la buona riuscita del dolce; disporre a fontana, in una grande terrina o su una spianatoia (averla!), gli ingredienti secchi (farina sale zucchero), e aggiungere poi quelli morbidi (zucca olio e il lievito disciolto nell’acqua tiepida + eventualmente l’uvetta). L’uovo e la granella andranno tenuti a parte, ché sono un po’ timidi e hanno bisogno di più tempo per socializzare).
I più moderni, misceleranno tutto nella macchina del pane.
Lasciar riposare l’impasto per 2 ore, a temperatura ambiente e coperto da un panno, ché sennò s’innervosisce e gli vengono le rughe.
Svegliarlo con calma, dolcemente, prenderlo in braccio e riporlo sul tavolo; canticchiando la canzone del sole, formare due filoni di pasta che andranno intrecciati tra loro, mettere il tutto in uno stampo da plumcake precedentemente unto e lasciare lievitare ancora per 30 minuti, senza fretta. Nel frattempo, potrete aggiornare lo status di facebook, e magari rispondere ad un paio di mail. 
Spennellare poi la superficie con l’uovo sbattuto, e cospargere golosamente con la granella di zucchero.
Qualcuno suggerisce, in alternativa, della marmellata di albicocche.
Infornare a 200° per 40-50 min; se la superficie tende ad abbronzarsi troppo presto, abbassare la temperatura di un cicinin.
Quando sarà cotto, sfornare, attendere qualche minuto che s’intiepidisca appena (ripensare a tutti i proverbi sulla pazienza vi aiuterà a superare l’attesa senza drammi), tagliare a fette e servire su un tovagliolo di carta (io suggerisco quelli della nota catena svedese, che son belli grandi e robusti, senza troppi fronzoli).
 
Il meglio che c’è.
 
P.s. Mi piace proprio un sacco la sigla “olio evo”. Cioè, un po’ mi sa di malattia, ma fa anche tanto figo.
P.s.2 Qui inizia la mia avventura su WordPress. Bollicine!
 
10 commenti

Pubblicato da su 21 novembre 2011 in dolcetto scherzetto

 

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